App per il territorio
Un luogo che si racconta,
e un servizio che funziona.
Applicazioni mobile per enti, associazioni e imprese che gestiscono un territorio, un patrimonio o un servizio al pubblico. Dalla mappa alla pratica amministrativa, tutto nello stesso telefono.






Prima era carta, telefonate e cartelli.
Un ente che gestisce un’area protetta deve fare quattro cose insieme: autorizzare, far rispettare regole diverse zona per zona, incassare e informare chi arriva, spesso in più lingue.
Finché tutto questo vive su moduli cartacei, telefonate all’ufficio e cartelli in banchina, il carico ricade sul personale e il visitatore sbaglia in buona fede.
Un’applicazione fatta bene non digitalizza un documento: sostituisce un processo.

Cartografia reale
Le zone di tutela, come le ha definite l’ente.
Non ridisegniamo i confini: carichiamo la cartografia ufficiale. Ogni zona mantiene la sua geometria e le sue regole. Questa è la zonazione dell’Area Marina Protetta Capo Milazzo.
Zonazione dell’Area Marina Protetta Capo Milazzo. Rappresentazione semplificata a scopo illustrativo.
Un processo, non un modulo
Come si progetta una pratica su un telefono.
Una richiesta di autorizzazione è un procedimento amministrativo. Su mobile va ripensato: pochi passaggi, dati che si compilano da soli, stato sempre visibile.
Dove si può ormeggiare
Le zone in cui l’attività non è consentita non sono selezionabili.
Cosa sappiamo costruire
Non una brochure con le foto. Un servizio.
Identità digitale
Accesso con SPID e CIE, gli stessi strumenti che il cittadino già usa per i servizi pubblici. Nessuna password da ricordare, identità certificata.
Cartografia
Confini e aree caricati dalla cartografia ufficiale dell’ente, non ridisegnati a mano.
Procedimenti
Richiesta, istruttoria ed esito con stati tracciati, sia per il cittadino sia per l’ufficio.
Pagamenti
Incasso delle tariffe direttamente in app, con riconciliazione e ricevuta.
Contenuti e lingue
Testi, immagini e approfondimenti in più lingue, aggiornabili dall’ente senza rifare l’app.
Notifiche
Comunicazioni immediate agli utenti su chiusure, condizioni e variazioni di servizio.

Chi arriva
Vede cosa può fare e dove, chiede l’autorizzazione e paga senza cercare un ufficio aperto.

Chi gestisce
Riceve richieste già complete, controlla le occupazioni in tempo reale e ha un’area riservata al personale in servizio, anche dal campo.
In produzione, scaricabile ora
AMP Capo Milazzo.
Sviluppata da Kerria Office nell’ambito di un progetto PNRR per l’Area Marina Protetta Capo Milazzo. È pubblicata su entrambi gli store e viene usata quotidianamente da diportisti e personale dell’area protetta.


Tre situazioni diverse, lo stesso impianto.
Enti pubblici
Comuni, aree protette, consorzi, enti parco. Serve un servizio che regga il carico amministrativo, si integri con l’identità digitale e produca dati utili alla rendicontazione.
Associazioni e terzo settore
Pro loco, associazioni culturali, ETS che gestiscono un percorso, un sito o un calendario di eventi. Serve qualcosa che funzioni con poche persone e un budget di manutenzione contenuto. Per le pratiche associative e la gestione dei soci costruiamo anche gestionali dedicati.
Imprese del turismo e della cultura
Strutture ricettive, operatori di visite guidate, consorzi di promozione. Serve raggiungere il visitatore prima dell’arrivo e restare utile durante il soggiorno.

La domanda che nessuno fa prima
Un’app pubblicata non è un’app finita.
Un’applicazione mobile non è un sito: vive dentro due negozi che cambiano le regole ogni anno. I sistemi operativi si aggiornano, le librerie vanno ricompilate, gli account sviluppatore si rinnovano a scadenza. Un’app lasciata ferma smette di funzionare da sola, in genere entro due anni.
Per questo la titolarità degli account e la manutenzione vanno definite all’inizio del progetto, non alla consegna.
Account intestati all’ente
L’ente possiede gli account sviluppatore e ne sostiene i costi di rinnovo. La manutenzione viene affidata con un contratto separato. Massima autonomia, più adempimenti interni.
Gestione affidata al fornitore
Account e pubblicazione restano in capo a chi sviluppa, con impegno scritto sulla continuità del servizio e sulla restituzione dei dati. Meno carico per l’ente, rapporto continuativo.
Nessuna delle due è sbagliata. Quella sbagliata è non deciderlo.
Dalle esigenze alla pubblicazione.
Analisi
Cosa deve fare l’app, chi la userà e quali processi dell’ente tocca.
Progetto
Schermate, flussi e integrazioni. L’ente approva prima che si scriva codice.
Sviluppo
Applicazione, pannello di gestione e servizi collegati.
Collaudo
Prove sul campo con il personale, correzioni e messa a punto.
Pubblicazione
Schede, materiali, privacy e revisione degli store. È la fase con i tempi meno prevedibili, perché dipende da Apple e Google.
Esercizio
Aggiornamenti, monitoraggio e assistenza negli anni successivi.
Le domande che ci fanno sempre.
Quanto tempo serve?
Dipende dalle funzioni, ma la variabile meno prevedibile non è lo sviluppo: è la revisione degli store, che dipende da Apple e Google e non si può accelerare. Va messa in conto fin dalla pianificazione.
Chi paga gli account sviluppatore?
Apple e Google richiedono un abbonamento annuale per pubblicare. Va deciso all’inizio se l’onere resta all’ente o al fornitore, e scritto nel contratto.
Cosa succede se cambia l’amministrazione?
Se gli account e i dati sono intestati all’ente, l’app resta dell’ente indipendentemente da chi la gestisce. È la ragione per cui conviene definirlo prima.
L’app funziona senza connessione?
Mappe e contenuti possono essere resi disponibili offline. Le operazioni che richiedono il server, come l’invio di una richiesta o un pagamento, no.
Serve per forza un’app, o basta un sito?
Se il servizio non richiede notifiche, posizione, funzionamento offline o identità digitale, spesso basta un sito ottimizzato per telefono, che costa meno e non ha revisioni da superare. Lo diciamo prima di iniziare.
La stessa impostazione, dentro un museo.
Un percorso di visita, un antiquarium o un itinerario tra borghi pongono lo stesso problema di un’area protetta: contenuti che devono raggiungere chi è sul posto, in modo semplice e senza installare nulla.
Accanto alle opere si colloca un codice da inquadrare: il visitatore accede a testi, immagini e approfondimenti multilingua. E dove la scheda del bene è incompleta, al posto della didascalia può comparire una domanda aperta a cui il museo non ha ancora risposta.

Raccontateci il luogo o il servizio.
Vi diciamo se serve un’app o altro.
Non tutti i progetti hanno bisogno di un’applicazione. Un confronto iniziale serve a capire cosa risolve davvero il problema e cosa sarebbe solo una spesa.
